Coperte

Ci sono tanti dettagli della mia vita che ho dimenticato: gesti, progetti, circostanze, persino interi episodi, avvenuti e poi accantonati, cancellati dal tempo, perduti. Poi ci sono quei giorni che restano impressi, come fotografie, di cui ricordo i colori e i contorni, le sensazioni, i profumi, gli istanti: episodi significativi, o al contrario apparentemente trascurabili, ma che la mente ha scelto di salvare per qualche sua occulta ragione.

Ad esempio, ricordo perfettamente la prima volta in cui ho fatto capolino in una biblioteca; timida e goffa, aggrappata tenacemente alla mano di mia mamma. All’ingresso, sulla sinistra, compariva una piccola scrivania, affollata di carte, dietro cui sedeva autorevole il bibliotecario. Il resto del piccolo stabile era occupato da scaffali, decine di scaffali altissimi, pieni di libri. E io ricordo l’emozione che provai nel passeggiare tra quei claustrofobici corridoi, scrutando scrupolosamente il contenuto di ogni mensola, scorrendo i titoli, valutando le copertine, soppesando i volumi. Ricordo la gioia al pensiero che avrei potuto prendere qualsiasi libro e portarlo a casa con me, per un po’. Ricordo l’odore umido, di carta e di passato. E ricordo la mia prima tessera, preziosa, imperdibile; ricordo le pagine divorate, immaginate, vissute; il senso di pace, le notti bianche.

Alcuni anni più tardi, quella piccola biblioteca venne chiusa e sostituita; i volumi messi in tante scatole e trasferiti, perduti, rimpiazzati da altri volumi più nuovi. Nel corso della mia esistenza, ho visitato decine di biblioteche di ogni genere, dimensione ed epoca. Ho scrutato migliaia di scaffali, percorso centinaia di corridoi; eppure non ho mai amato nessun luogo come quelle modeste stanze ormai mutate.

Vedete, c’è chi ama leggere. Io ho sempre e soltanto amato i libri. Amare la lettura è stata una conseguenza. Ma io i libri li amavo ancor prima di aver imparato a leggere. Mi piaceva il profumo di quelli appena acquistati, con le pagine patinate e coperte di figure; mi piaceva l’odore dei libri di mio nonno: quelli sepolti in cantina, quelli che quando ne sfogli le pagine, ti fanno starnutire. Mi piacevano le copertine rigide, antiche; i titoli impressi, dorati, e quelli in rilievo; le pagine ingiallite, vissute, sfogliate; mi piacevano quei sottili segnalibri di stoffa inseriti nella cucitura, fra i fogli; mi piaceva la sensazione delle dita sulla carta: su una carta che a volte era liscia come seta, ed altre era ruvida e porosa; a volte pesante e spessa, ed altre leggera e quasi trasparente, impercettibile, fragile.

Quando ho cominciato a leggere è stato come sbirciare fra i pensieri di qualcuno, di qualcuno che però già conoscevo in maniera empirica, istintiva e profonda. Ancora adesso, prima di iniziare un nuovo libro, mi soffermo un’infinità di tempo sul suo aspetto: lo soppeso, lo annuso, lo scruto.

Per me i libri sono più che semplici oggetti impilati o disposti ordinatamente su una mensola: sono vivi. I libri mi hanno accompagnata, mi hanno nutrita, intrattenuta; mi hanno fatta tremare, fremere, sognare. Mi hanno fatta sentire coraggiosa, libera, impegnata, persa, ricca, curiosa, piena, compresa. Mi hanno fatta sentire in moltissimi modi, e mai sola.

Ci sono i libri che ho amato fin dall’inizio, quelli che mi hanno scelta; ci sono quelli che ho odiato, quelli che sembrano provvisti di un numero infinito di pagine; ci sono quelli che mi hanno annoiata, quelli che sono stati una vera e propria sfida. Ma li ricordo tutti, e tutti mi hanno mostrato o insegnato qualcosa, tutti mi hanno rivelato un po’ di me.

Col tempo ho anche capito che il libro ha un’altra caratteristica fondamentale, al limite del magico: cambia con noi, cambia nel tempo e non è mai lo stesso. Provate a leggere alcune pagine a distanza di anni, e mi darete ragione: vi sembrerà di avere tra le mani un testo completamente diverso. In realtà è il nostro modo di pensare, di vedere il mondo e di interpretare le cose che è mutato, ma a me piace credere che anche la storia si sia un pochino modificata nel tempo.

MI sono dilungata molto, lo so. Ma volevo dimostrare che non si può ridurre il Libro a un mero oggetto. Ci sono “cose” che sono anche altro; cose che sono molto più che metallo, legno, o carta. Un oggetto non esiste solo per se stesso: esso è anche (e soprattutto) simbolo e rappresentazione, e di conseguenza è suscettibile di più interpretazioni. Ognuno lo vive a suo modo e ognuno lo investe dei suoi valori, modelli, emozioni. Senza contare che lo stesso oggetto può avere valenze differenti anche dipendentemente dal Paese, dalla cultura, dall’epoca in cui lo si inserisce. Questa era la mia visione, la mia storia, la mia versione.

Ma ci sono anche persone che ad esempio, ritengono la lettura un’inutile perdita di tempo. Io credo semplicemente che non abbiano mai trovato il loro libro.

E poi ci sono quelli che denunciano la pericolosità dei libri: sono coloro che infondo ne hanno paura. E non a torto, perché i libri possono essere terrificanti: ad esempio per chi fonda la propria autorità sull’ignoranza, o sulla superstizione, sulla disinformazione e sul pressappochismo. Per questo, in passato, milioni di volumi, pagine e scritti di ogni genere sono stati bruciati, banditi, censurati, distrutti. Perché erano considerati minacciosi e demoniaci; perchè avevano il potere di rivelare mondi che qualcuno preferiva rimanessero nascosti; perché mostravano realtà e prospettive nuove, in contrasto con il sistema corrente o con un potere consolidato.

Nelle stanze che un tempo ospitavano centinaia di libri, adesso si può bere un caffè su sgabelli imbottiti: la mia prima biblioteca sostituita da un anonimo bar, uno dei tanti. Eppure, ogni volta che passeggio lì vicino, non posso fare a meno di ripensare al mio adorato bibliotecario, ai miei scaffali, alle mie schede da riempire per ottenere il prestito. E sorrido al ricordo di un luogo che per me rappresenta la scoperta e l’amore per la lettura. A volte cerco di immaginare la vita di chi non ama leggere, e non ci riesco. Non riesco a pensare a una vita senza parole ricamate con l’inchiostro. Credo che la lettura sia importante, che i libri siano preziosi.

Credo che le parole siano essenziali, e credo che lettere, frasi, carta e penna, abbiano in qualche modo, il potere di cambiare il mondo.

Credo che per me i libri rappresentino una casa, un nascondiglio, e un viaggio infinito. Credo che siano stati una coperta, una di quelle calde, che ti avvolgono e che ti fanno sentire al sicuro in ogni luogo. Sì, una coperta. E credo che infondo lo saranno sempre.

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