Il decalogo degli undici libri

Ammettiamolo. Noi filosofi abbiamo scelto la Filosofia perché in un giorno come tanti siamo inciampati nel libro giusto, il nostro libro, quello che ce l’ha fatta amare davvero. All’improvviso ci siamo ritrovati nello scritto di qualcuno che non abbiamo mai incontrato, ma a cui abbiamo voluto bene fin dal primo momento, come a un caro amico. Perché ci ha capiti. Perché ha visto il mondo come lo vediamo noi o come lo vorremmo; perché la sua verità non si discosta poi così tanto dalla nostra, nonostante il tempo e lo spazio che ci separano. Perché con quel volume fra le mani, ci siamo sentiti meno soli per la prima volta. Si è filosofi anche prima di leggere un libro; è solo che dopo si sceglie di esserlo sul serio. Quelle pagine, con tutto il loro contenuto, diventano un’eredità preziosissima da custodire, da interiorizzare, ma anche da portare avanti e da investire. Divengono una base, un fondamento, l’esempio su cui costruire la nostra filosofia.

Trovai le mie pagine ai tempi del liceo. Allora non avevo ancora deciso quale sarebbe stata la mia strada: mi aiutò un libro, scarabocchiato e malconcio, preso in prestito svogliatamente dalla mia solita biblioteca. E fu allora che Pascal, con i suoi Pensieri e l’esistenzialismo, invase il mio mondo e segnò la mia strada per sempre. Amare la sua filosofia mi portò a cercare la Filosofia, a volerla studiare, capire, ma anche, e soprattutto, reinterpretare, riadattare, realizzare. Perché con il passare del tempo, ho sviluppato il mio modo di giudicare le cose, di viverle, di sognarle; ho trovato il mio punto di vista, il mio mondo da raccontare. E così ho finito per trascurare il libro di Pascal, ma senza mai abbandonarlo veramente. Ogni tanto mi capita ancora di sfogliare la mia copia, con le pagine ruvide e la copertina blu, e provo un enorme senso di gratitudine, di tenero affetto, e di rassicurazione. Come quando rivedi, dopo tanto tempo, un luogo amato. Come quando torni a casa. Ho deciso di affidarvelo, il mio libro, insieme agli altri che più mi hanno ispirata lungo questo mio cammino. Abbiatene cura.

  1. Pensieri di Blaise Pascal. Perché dentro c’è tutto. Perché mi ha portata alla Filosofia. Perché mi ha fatta sentire persa, disperata, orgogliosa, felice allo stesso tempo.

«Un nonnulla ci consola perché un nonnulla basta ad affliggerci».

2. Saggi di Michel de Montagne. Perché è attuale. Perché è colloquiale, ma profondo. Perché è ironico e un po’ sfacciato. Perché fa provare un senso di intima connessione con l’autore.

«È una perfezione assoluta e quasi divina, saper godere lealmente del proprio essere. Noi usciamo fuori di noi perché non sappiamo che cosa c’è dentro. Così, abbiamo un bel montare sui trampoli, ma anche sui trampoli bisogna camminare con le nostre gambe. E anche sul più alto trono del mondo si è pur sempre seduti sul nostro culo».

3. Discorso sull’origine della disuguaglianza di Jean-Jacques Rousseau. Perché ha dato fondamento ad alcune delle mie idee politiche più radicate. Perché racconta l’Uomo, a dispetto di ogni epoca e luogo, al di là di ogni sovrastruttura.

«Il primo che, avendo cinto un terreno, pensò di affermare: questo è mio, e trovò persone abbastanza semplici per crederlo, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, guerre, omicidi, quante miserie ed orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i piuoli e colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; siete perduti se dimenticate che i frutti sono di tutti, e che la terra non è di nessuno!».

4. L’anticristo di Friedrich Nietzsche. Perché ha consolidato le mie convinzioni in tema di religione e Chiesa. Perché è intelligente, dissacrante, schietto, rigoroso. Perché è incredibile come Nietzsche sia riuscito a condensare un mondo in un libricino così piccolo.

«Si è costruita la Chiesa in contraddizione con il Vangelo. L’umanità si inginocchia davanti all’opposto di ciò che era l’origine, il significato, il diritto del Vangelo; ha santificato nel concetto di «Chiesa» proprio ciò che il «messaggero della buona novella» considerava al di sotto di sé, dietro di sé. Invano si cerca una formula più importante di ironia della storia del mondo».

5. La missione del dotto di Johann Gottlieb Fichte. Perché è vivo. Perché ci ricorda l’importanza del sapere. Perché vi è racchiuso un senso infinito di libertà.

«L’umanità può fare a meno di tutto il resto, può essere spogliata di tutto, senza che sia intaccata troppo da vicino la sua vera dignità: di tutto, tranne che della possibilità stessa di perfezionarsi».

6. La vita felice di Lucio Anneo Seneca. Perché vi si respira una saggezza antica, pulita, autentica. Perché insegna ad essere forti nella serenità. Perché ti fa sentire in pace. Perché ti ricorda dove sei e chi vorresti essere.

«Immagina che il mio animo sia dovunque colpito da disgrazia, lutti, sciagure, che non vi sia un’ora senza sofferenza: non per questo io mi dirò disgraziato in mezzo a cose disgraziatissime, non per questo maledirò un solo giorno, perché ho fatto in modo che nessun giorno possa essere nero per me».

7. La Nausea di Jean Paul-Sartre. Perché dà voce all’angoscia, quella vera, quella originaria. Perché poi insegna anche a reagire, e a scegliere: a scegliere sempre, a scegliere soprattutto se stessi, e a tracciare ogni giorno la propria strada e il proprio destino.

«Non c’è niente, niente, nessuna ragione d’esistere».

8. Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese. Perché la filosofia si fonde con la letteratura e la mitologia, e ne esce qualcosa di nuovo, qualcosa di bello. Perché ogni dialogo ti fa venir mal di testa. Perché ogni dialogo ti racconta qualcosa di te.

«Per un attimo il tempo si ferma e la cosa banale te la senti nel cuore come se il prima e il dopo non esistessero più».

9. L’idiota di Fëdor Dostoevskij. Perché per me rappresenta la letteratura nella sua forma più alta. Perché ti fa riflettere, ti fa commuovere, ti fa irritare, ti fa vedere le cose sotto una luce del tutto nuova e ti fa chiedere cosa siano davvero la Realtà, il Giusto, la Verità.

«Non passione ci vuole, ma compassione, capacità cioè di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione».

10. Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche. Perché c’è Nietzsche, con la sua filosofia, le sue convinzioni, la sua forza, la sua chiarezza, la sua intensità. Perché ti mostra che la Verità non esiste, che i confini si spostano, che tutto può cambiare.

«Siamo amanti nati, giurati e gelosi della nostra solitudine più profonda, più notturna e più meridiana: – una tale specie di uomini siamo noi, spiriti liberi! e forse siete anche voi qualcosa di ciò, voi che venite? voi nuovi filosofi?».

11. Émile di Jean-Jacques Rousseau. Perché riflette le mie idee in tema di educazione. E perché mi ricorda che la Filosofia è nel quotidiano, è nella pratica, è in ogni scelta. Perché insegna l’importanza dell’esempio e della coerenza. Perché ti fa venir voglia di viaggiare, vedere, esplorare, conoscere, capire.

«Per essere qualcosa, per essere se stesso e sempre uno, bisogna agire come si parla; bisogna sempre essere decisi sulle risoluzioni da prendere, prenderle apertamente e seguirle sempre».

Buona lettura. Di un milione di libri. Della vita, del mondo. Di voi.

22 pensieri su “Il decalogo degli undici libri

  1. Letto avidamente. Il post, intendo. Complimenti per i gusti. Io sono di quelli che credono che la bellezza sia oggettiva. E purtroppo la vedo (quasi) dappertutto. Poi non la sopporto, e mi tuffo in biblioteca. E la ritrovo. Un elenco degno di nota. Esistenzialismo cromatico: le due parole, le prime, che mi son venute in mente. Buona Pasqua appena passata. 🙂

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